Saharawi
 

Aminatou Haidar Libera!

(ANSA) - MADRID, 18 DIC - L'attivista saharawi Haidar e' rientrata nella sua citta' natale, Elayoun, dopo 32 giorni di sciopero della fame contro la sua espulsione.

L'aereo con a bordo la donna e' giunto in nottata nella capitale del Sahara occidentale, proveniente dalle Isole Canarie. Lo hanno reso noto le autorita' marocchine.

E' una vittoria per il diritto internazionale, per la giustizia, per la causa saharawi', aveva commentato Haidar dopo l'accordo fra Rabat e Madrid per il suo rimpatrio.

Arrecife de Lanzarote (Spagna) - 17/12/2009.
Aminatou Haidar, l’attivista non violenta che qualcuno chiama il Gandhi del Sahara Occidentale, e’ entrata volontariamente nell’ospedale di Arrecife, nell’isola di Lanzarote (arcipelago delle Canarie), con forti dolori addominali dopo 32 giorni di sciopero della fame. Nonostante il suo precario stato di salute, la Haidar e’ pero’ decisa a continuare lo sciopero della fame e non sara’ alimentata, ma soltanto curata per i forti dolori addominali. I medici le hanno solo somministrato liquidi per via intravenosa per aiutarla a recuperare, dopo le continue crisi di vomito avute nelle ultime ore. L’attivista saharawi e’ in sciopero della fame dallo scorso 16 novembre, due giorni dopo il suo arrivo all’aeroporto di Lanzarote dopo esser stata espulsa dal Marocco. La vicenda ha avuto inizio quando, di ritorno dagli Usa dove aveva ricevuto un premio per la difesa dei diritti umani, l’attivista si e’ rifiutata di scrivere Marocco nel modulo di ingresso nel Paese, sostenendo che si sarebbe trattato di un riconoscimento della sovranita’ marocchina sul territorio del Sahara Occidentale (territorio che la monarchia marocchina si annesso unilateralmente alla propria amministrazione politica ). Le autorita’ di Rabat hanno allora dichiarato che la Haidar avrebbe rinunciato alla propria cittadinanza marocchina e l’hanno espulsa verso Lanzarote. Da settimane la situazione e’ in una fase di stallo, anche perche’ il Marocco ha minacciato di rivedere gli accordi con la Spagna in tema di immigrazione. In una recente intervista, l’attivista che da anni manifesta pacificamente per ottenere il diritto di essere riconosciuta cittadina saharawi, ha detto che l’intransigenza marocchina che le impedisce di rientrare alla sua citta’ di El Aaiun e’ la prova che il governo di Rabat vuole la sua morte; e ha anche denunciato l’atteggiamento delle potenze occidentali i cui “interessi economici sono superiori agli ideali dei diritti umani”.
(AGI) Bia

I Fatti.
Haidar è stata arrestata dal governo marocchino e trasportata alle Canarie con il beneplacito di Madrid. Dal 16 novembre è in sciopero della fame.
L'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navi Pillay, ha lanciato un appello a lasciare l'attivista sahrawi Aminatou Haidar "libera di tornare a casa".
Mentre la donna prosegue uno sciopero della fame, cominciato il 16 novembre, per protestare contro la sua deportazione a Lanzarote (Canarie) da parte delle autorità marocchine con il beneplacito del governo spagnolo, la Pillay si è detta "preoccupata" per le sue condizioni di salute. Quindi si è rivolta a Madrid e Rabat per una pronta soluzione della questione.

Fermata mentre si trovava all'aeroporto di el Aaioun, capitale del Sahara Occidentale, la Haidar è stata imbarcata su un aereo diretto a Lanzarote e privata dei suoi documenti. L'accusa al governo marocchino è di aver violato l'articolo 12 della Convenzione dell'Onu sui diritti civili e politici secondo cui "nessuno può essere privato del diritto a entrare nel proprio paese".
La donna, premio Robert Kennedy per i diritti umani e insignita di numerosi riconoscimenti per la sua battaglia in difesa al diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi, ha minacciato un'azione legale se verrà indotta all'alimentazione forzata da parte dei medici spagnoli.
Peace Reporter







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